“Questo è un libro fortemente voluto, un progetto da tempo coltivato la cui realizzazione è l’espressione della volontà di comunicare agli altri un patrimonio d’arte, di cultura e di storia che considero un bene la cui fruizione non deve essere un privilegio esclusivo, ma che vorrei trasmessa a quanti possono goderne.

E’ questo il concetto ispiratore che ha guidato molte scelte nel corso degli anni. Prima fra tutte l’apertura senza riserve del palazzo e del suo archivio agli studiosi che ripetutamente lo hanno frequentato, con i quali si sono spesso stabilite vere amicizie e che a volte ne sono diventati una specie di “numi tutelari”.

 

Vorrei ricordare pochi episodi significativi di questa “coabitazione” fra noi proprietari e gli studiosi.

 

Nel 1985 mia moglie Giovanna, assistita dall’amico Federico Forquet, si occupa della ristrutturazione del palazzo, rimasto fermo ai restauri di Urbano alla fine dell’Ottocento.

All’epoca avemmo occasione di incontro con Carlo Pietrangeli, Giuliano Briganti, Giovanni Urbani, Priscilla Medici, e ognuno con la propria competenza fu pronto ad offrire il suo contributo per aiutarci a non commettere errori. E’ nel corso dei lavori che si decide, ad esempio di togliere tutti i lampadari dalle sale, per ritornare ad una veduta integra delle decorazioni e degli affreschi.

Così per la scelta dei mobili da aggiungere all’arredamento precedente, molto essenziale: il motivo ispiratore sarà quello di ornare un palazzo romano, quindi di scegliere mobili ed oggetti decorativi esclusivamente di fattura romana. Di nuovo gli amici Forquet, Franco Di Castro, Carlo Sestieri, Alvar Gonzales Palacios sono pronti ad aiutarci.

Posso dire che le amicizie sono nate in questa occasione, in funzione della dimora.

 

L’idea informatrice sarà che la dimora non deve presentarsi come un museo, un contenitore di capolavori, ma deve soprattutto essere una casa dove sono raccolte cose belle in mezzo alle quali si svolge la vita.

Dalla conclusione di questo lavoro nasce il progetto della mostra Fasto Romano nel 1991, dove per la prima volta vengono aperte al pubblico le porte di una dimora privata e mostrate le preziose collezioni d’arte delle grandi famiglie romane.

 

Pochi anni dopo nel 1998, in occasione della mostra di Francesco Salviati organizzata dall’Accademia di Francia a Roma, Palazzo Sacchetti è di nuovo aperto al pubblico per la visita alla Sala dei Mappamondi, decorata dagli affreschi dell’artista. In questo caso, la nostra proposta di ampliare la mostra con l’accesso al Palazzo, venne fatta a Marc Fumaroli che fu subito contagiato dal nostro entusiasmo e si fece interprete del progetto presso il direttore di Villa Medici, Bruno Racine.

Una casa aperta, dunque. Un’idea di proprietà da far usufruire anche agli altri, studiosi e non. Ed ecco, allora la conclusione naturale di questa storia: un libro sul Palazzo Sacchetti, la sua storia, i suoi eredi.

 

Di nuovo, l’adesione immediata al progetto degli autori dei vari capitoli di questo libro ci ha confermato la giustezza della nostra scelta: aprire le porte della nostra casa e offrire la visita, guidata dai più esperti, ai lettori.”

Giulio Sacchetti

(dalla Presentazione)

AAVV, Palazzo Sacchetti, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2003